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 & pagina web pubblicata il: 14/05/2003 nella categoria: Luoghi da: abellos

 
Il Castellaccio - S.Stefano

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Il Castellaccio - S.Stefano

Dalla piazza Fratelli Mariano, la strada che sale all’eremo, co- steggiando il muro di recinzione dell’ex convento quattrocentesco s. maria deli angeli, incontra, a circa 500 metri , la segnalazione del parco francotto.
Si tratta di una località verde ricca di storia, di suggestione e di arte, collocata su un poggio che domina in uno splendido panorama, il territorio buschese e l’imbocco della valle Maira.
Su questa collina probabilmente sorse in epoca romana una torre e un "castrum" che a metà del XII sec. divenne dimora dei Marchesi del Vasto (poi ’lancià dal soprannome di Manfredo). Purtroppo di questo "castello superiore ", distrutto nel sec. XVII, oggi restano solo dei ruderi, ma in essi sono leggibili i muri di recinzione del castrum, quelli a lisca di pesce e quelli medioevali.Il monumento oggi è noto col nome di castellaccio.
Del complesso fa parte la cappella di S. Stefano sorta fin dalle origini del cristianesimo locale, tra il VI e il X sec., per la comunità formatasi nei pressi del castrum e per il servizio dei signori del castello . È citata come parrocchia in un documento del 1260.Forse rovinata con la distruzione del castello, venne ristrutturata nel perimetro murario,salvo la facciata (dove e ’ ancora visibile la traccia dell’antica apertura ad arco) e sopraelevata nel 1700 con l’aggiunta del campaniletto. Dell’antichissimo edificio resta la splendida abside affrescata verso il 1450 dai fratelli Biazaci di Busca.
Ricchissima è l’iconografia. Sul "mur de chevet" trait d’union tra il divino e l’umano - è dipinta l’annunciazione e il Cristo in avello, tra Maria e Giovanni piangenti. Nel catino absidale appare la raffigurazione - forse ripresa dall’antico precedente dipinto - del tema della catechesi primitiva: il tetramorfo di ezechiele, con il cristo ’pantocrator’ nella mandorla iridata e i simboli degli evangelisti. Nel registro inferiore absidale, al centro , la " madre di dio" in trono adora il figlio che reca il simbolo del libro; ai lati, divisa in quatro scene, è narrata la storia del protomartire S. Stefano tratta dagli atti degli apostoli e dalla legenda aurea.Il racconto pittorico si focalizza nella scena della lapidazione, nella intensissima figura del martire colpito a morte,che diventa, con la scritta in volgare del cartiglio, metafora di cristo. L’opera di restauro, promossa dall’amministrazione comunale nel 1998 ,oltre a restituire l’originario splendore al ciclo, ha portato alla luce nuovi elementi che rendono più leggibile il complesso. La cornice sul mur de chevet, figure di santi ai lati dell’annunciazione e, nell’imposta della struttura a sinistra dell’abside, il fastigio di un edicola con frammenti pittorici trecenteschi.

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